Ezzeddine Sebai è il nome legato a una lunga scia di omicidi di anziane nel Sud Italia negli anni Novanta, tra condanne, confessioni e casi giudiziari mai davvero dimenticati.
Certe pagine di cronaca nera si radicano nella memoria collettiva ben oltre la cruda ferocia degli omicidi, facendosi carico di un alone di inquietudine e di un profondo impatto sociale. Il percorso criminale di Ezzeddine Sebai incarna perfettamente questo concetto. Il suo nome è rimasto legato agli omicidi di numerose donne anziane tra Puglia e Basilicata negli anni Novanta, tanto da farlo entrare nelle cronache come il “serial killer delle vecchiette”. Ma la sua vicenda non riguarda soltanto i delitti: attorno alle sue confessioni si sono aperti anche pesanti dubbi su vecchie indagini e su condanne inflitte ad altre persone.
Ezzeddine Sebai: gli omicidi, il modus operandi e l’arresto dopo l’ultimo delitto
Secondo le ricostruzioni processuali e giornalistiche, Sebai colpiva soprattutto donne anziane che vivevano da sole, spesso in abitazioni al piano strada. Entrava nelle case cercando denaro e oggetti da rubare e, quando le vittime reagivano o gridavano, l’aggressione diventava violentissima. In diversi casi le donne furono colpite alla gola con un coltello, un dettaglio che contribuì a far emergere l’idea di un’unica mano dietro quella scia di sangue.

L’arresto arrivò nel settembre 1997 dopo l’omicidio di Lucia Nico, una donna di 75 anni uccisa a Palagianello. A rendere decisivo quel passaggio fu anche la presenza di una bambina che vide Sebai uscire dall’abitazione della vittima. Da lì scattò l’intervento delle forze dell’ordine e, dopo un breve inseguimento, l’uomo venne fermato nei pressi della stazione. Negli anni successivi arrivarono più condanne, tra cui diversi ergastoli, mentre le indagini trovarono riscontri anche in oggetti appartenuti alle vittime e in tracce repertate sulle scene del crimine.
Le confessioni dal carcere, gli innocenti condannati e la morte a Padova
Il nome di Sebai tornò al centro dell’attenzione soprattutto nel 2006, quando dal carcere cominciò a confessare altri omicidi di anziane donne avvenuti negli anni precedenti. Quelle dichiarazioni ebbero un effetto devastante, perché alcuni di quei delitti avevano già portato a processi e condanne contro altre persone. In atti parlamentari e ricostruzioni giornalistiche del tempo si parla infatti di una vicenda che mise in crisi diverse inchieste e alimentò un pesante sospetto di errori giudiziari. In almeno un procedimento, quello relativo a Celeste Madonna, la confessione di Sebai fu ritenuta dal giudice “pienamente attendibile”.
La sua storia si chiuse nel dicembre 2012. Detenuto nel carcere di Padova, Sebai tentò il suicidio impiccandosi in cella e morì poco dopo in ospedale. Con la sua morte si spense anche la possibilità di chiarire fino in fondo tutti i punti rimasti aperti. Ed è per questo che il suo nome continua ancora oggi a tornare nelle cronache: non solo per gli omicidi che gli sono stati attribuiti, ma per il peso lasciato su una stagione di paura e su una lunga coda di dubbi giudiziari mai davvero cancellati.